Archivi categoria: Bonsai tecniche sofisticate

Nella categoria Bonsai tecniche sofisticate troveranno posto delle lavorazioni sia su piante “vergini”, sia su Bonsai che hanno necessità di un “Restyling”.
In questa sezione inoltre si potrà assistere a delle tecniche sofisticate non molto semplici, ma di possibile attuazione. A presto,
Armando e Haina Dal Col

Lonicera pileata rimossa dal giardino per farne un Bonsai.

Lonicera pileata rimossa dal giardino per farne un Bonsai.
Primo step eseguito il 23 settembre 2016.

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La Lonicera Pileata è un arbusto sempreverde di origine cinese, basso e frondoso, con foglie strette verde scuro e lucide.
Produce in tarda primavera piccolissimi fiori verde-gialli che, se vengono fecondati dalle api, danno luogo a delle bacche lucide blu-violacee di un bel effetto.
Questo arbusto di Lonicera mi fu donato alcuni anni fa da un amico di Sassuolo, e all’epoca lo trapiantai in piena terra sulla collina.
Saltuariamente veniva potato per ridurne le dimensioni, e poiché la base dell’arbusto si era fatta piuttosto interessante, in data odierna del 23 settembre 2016 ho deciso di estirparlo per farne un Bonsai.
Le radici si erano infiltrate in profondità, per cui ho dovuto fare uno scavo piuttosto profondo per liberare l’arbusto dalla piena terra.
In queste immagini del primo step seguiremo le lavorazioni fino al rinvaso in un contenitore provvisorio.
La drastica potatura sia alle radici sia alla parte aerea mi ha permesso di collocare la pianta in un vaso di modeste dimensioni. Ora non rimane che attendere la primavera per verificare la buona riuscita delle varie lavorazioni fino alla ripresa vegetativa.
Enjoy!

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Ginepro cinese nello stile Literati

Ginepro cinese da reinterpretare.
A cura di Armando e Haina Dal Col.

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Sabato dieci giugno l’amico Siro è venuto a trovarmi nella tarda mattinata con un suo amico, proponendomi uno scambio del suo ginepro cinese con un mio pino.
Viste le condizioni della pianta ho acconsentito lo scambio, poiché c’era ancora un buon margine per reinterpretare il ginepro, poiché le lavorazioni fatte dal precedente proprietario lasciavano abbastanza desiderare, in particolar modo sulla lavorazione delle parti morte che ritenevo di doverle modificare.
Così nel primo pomeriggio iniziai a modellare le parti morte della pianta e a studiarne la forma per realizzare un piacevole Bunjin.
Fortunatamente il ramo basso che avrebbe voluto eliminare, era stato lasciato libero di vegetare per aiutare a cicatrizzare le vene. Ed è proprio quel ramo che mi aveva convinto di accettare lo scambio.
L’applicazione del filo ai rametti esili lasciai il compito a mia moglie Haina, che terminò il giorno successivo.
La pianta dovrà sicuramente migliorare, ma intanto godiamoci alcune immagini del risultato del nostro lavoro. Enjoy!

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Chinese juniper to be reinterpreted.
Edited by Armando and Haina Dal Col.

Saturday, June 10 the Siro friend came to visit me in the late morning with his friend, he proposed an exchange of his Chinese juniper with my pine.
Given the conditions of the plant I agreed the exchange, since there was still a good margin to reinterpret the juniper, because the processing done by the previous owner left enough desire, particularly on the processing of dead parts that I thought of having to modify.
So in the afternoon I started to model the dead parts of the plant and to study its shape to create a pleasant Bunjin.
Fortunately, the low branch that wanted to eliminate, had been left free to grow to help heal the veins. And it is that branch who had convinced me to accept the exchange.
The application of the wire to the slender twigs left the task to my wife Haina, which ended the following day.
The plant will surely improve, but in the meantime let’s enjoy some of the images result of our work. Enjoy!

Pino silvestre modellato nello stile Bunjin dopo 25 anni dalla raccolta.

Pino silvestre modellato nello stile Bunjin dopo 25 anni dalla raccolta.

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Questo pino silvestre era stato raccolto insieme alla mia allieva Mercedes, durante una lezione con degli allievi per studiare il comportamento degli alberi in natura. La pianta cresceva in un anfratto roccioso, e per questioni di poca luce si era sviluppata sinuosa e sottile in cerca della luce. All’epoca aveva pochi rami concentrati verso la zona apicale, mentre nella parte bassa conservava dei monconi di rami seccatisi per mancanza di luce. Dissi a Mercedes che se la pianta dovesse attecchire sarebbe stata adatta per creare lo stile Bunjin che significa “Literati”.
A causa del mio trasferimento da Belluno a Tarzo, alcuni dei miei allievi del Bonsai Club Belluno si erano sentiti smarriti, senza la presenza del Maestro, timoniere del club, e per questo motivo persero l’interesse nella passione del Bonsai. Mercedes volle comunque conservare due piante che le ricordavano i momenti sereni delle lezioni fatte con me, mentre altre piante furono regalate o abbandonate a se stesse. Fortunatamente le due superstiti, un carpino bianco interrato e tuttora in buona salute, e questo pino silvestre ancora inserito nell’allora cassetta di polistirolo, lasciato semi abbandonato in un angolo del giardino per 20 anni, dandogli soltanto da bere saltuariamente.
Recentemente ci siamo rincontrati durante una sua visita nel mio giardino, e parlando dei vecchi tempi, Mercedes mi disse che aveva conservato ancora il pino silvestre raccolto 25 anni fa e che le sarebbe piaciuto se glielo avessi modellato nello stile Literati che tanto le piace come le dissi all’epoca dell’espianto. E fu così che in agosto ’16 Haina ed io andammo a casa loro per modellare la pianta.
Inutile dire che la dimostrazione tenutasi nel giardino di Mercedes e Orazio si è svolta in un clima festoso che ricordava i tempi passati. Anch’io amo particolarmente lo stile Literati, e quando le caratteristiche di una pianta sono tali da orientarla in questo stile mi sento particolarmente coinvolto, cercando di enfatizzare questo stile apparentemente facile, il quale invece esprime l’essenzialità della somma di tutti gli stili!
Il risultato raggiunto con il prezioso contributo di mia moglie Haina è stato davvero lusinghiero ed emozionante, e soprattutto lo è stato per Mercedes e suo marito Orazio. Ma ora lasciamo parlare le immagini di questa piacevole avventura, la quale dovrà essere necessariamente aggiornata nella prossima primavera quando il pino sarà rinvasato in un vaso bonsai adatto allo stile Bunjin. Enjoy!

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1966 – 2016, 50 anni insieme con la mia Betulla fatta da seme.

1966 – 2016, 50 anni insieme con la mia Betulla fatta da seme.

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La storia di questa betulla fatta da seme nata nella primavera del 1966, inizia con la prima foto del febbraio del 1971, quando decisi di dargli una forma come la chioma di Medusa usando il filo di rame degli elettricisti. Forma sicuramente insolita per una betulla, poiché mi ero ispirato alla Sophora japonica tortuosa cui ero rimasto molto affascinato. Infatti, come le serpi della chioma di Medusa, la Sophora japonica intreccia i suoi rami contorti e tormentati. La Betulla a fine ottobre del 2013 è stata trasferita di nuovo in piena terra per trascorrere l’inverno indisturbata, ma durante la stagione del 2014 il tronco secondario era entrato in forte sofferenza fino a seccarsi. Ecco perché decisi di lasciarla ancora in piena terra con il vaso fino al mese di marzo del 2016, effettuando un nuovo rinvaso sostituendo il contenitore. Questa essenza ricordiamolo non è facile, ed è così che ad ogni primavera si rinnova una comprensibile ansia in attesa di rivedere la vita che pulsa dalle tenui gemme, fino a gonfiarsi per poi emettere le delicate foglioline.
La storia di questa betulla fatta da seme è nata nella primavera del 1966; la primavera del 2016 è già arrivata, e dopo fatto l’ennesimo rinvaso e atteso la ripresa vegetativa, ci siamo di nuovo immortalati insieme. Da quella lontana primavera del 1966 sono trascorsi 50 anni che condividiamo la vita in comune, quante primavere potremo trascorrere insieme prima che uno di noi due attraversi il fiume?

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Armando con la Betulla nel 1971

Betulla 1966-2016. 50 anni insieme

Betulla modellata come la Medusa ripresa nel 2013

Betulla modellata come la Medusa

Foto 1,Armando nel 1971

Foto 2,Betulla Medusa

Foto 3,Betulla nel 1991

Foto 4,Betulla nel 2001

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Foto 5,Betulla marzo 2011

Foto 5,Betulla nel 2011

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Foto 9,la betulla nel luglio 2011

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Visitiamo il SEI WA BONSAI EN

Visitando il giardino museo Bonsai della serenità (Sei Wa Bonsai En) come si dice in giapponese, si rimane stupiti per la semplicità di come vengono accolti i visitatori. La straordinaria bellezza delle numerose specie di piante, prevalentemente della flora italiana e giapponese, sapientemente modellate nella loro forma riconducibile pur nell’estrema miniaturizzazione, invitano anche chi ha difficoltà ad avvicinarsi a questa disciplina.

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Larice abbarbicato sulla roccia nello stile Ishi-Zuki.

Larice abbarbicato sulla roccia nello stile Ishi-Zuki.

Esistono tre forme fondamentali di Bonsai su roccia: Ishi-Zuki, Insho Gata-Ishi e Sekijoju.
Lo stile Ishi Zuki simula uno scenario roccioso alpestre o marino, dove i venti e le acque plasmano sia le rocce che gli alberi, ma può rappresentare anche quieti paesaggi rocciosi.
In questo stile, il sistema radicale viene collocato nelle cavità della roccia stessa e poiché essa funge da contenitore è necessario farci stare il maggior quantitativo di terriccio possibile, poiché gli alberelli non andranno mai più rimossi.
E’ chiaro che la roccia prescelta deve avere “carattere” e movimento; questa, oltre a rappresentare uno scoglio, una montagna, un’isola, un litorale aspro e roccioso, una forma bizzarra o antropomorfa o un tronco bitorzoluto imponente, deve avere una dimensione adeguata per sostenere
una o più piante e che armonizzi con l’albero principale a cui è destinata.
La roccia come l’albero, ha una sua parte frontale che la rende particolarmente interessante, e così pure l’apice e gli altri lati che creino una
prospettiva tridimensionale. In ognuna di queste superfici di maggior interesse è preferibile evidenziare la nudità della roccia, lasciando ampie zone prive di vegetazione.
Pini, ginepri, larici, aceri, frassini, olmi, fichi, sono sicuramente gli alberi più adatti, ma molte altre sono le essenze usate negli stili su roccia.
Si potranno inserire in punti sparsi delle piantine secondarie, erbacee perenni adatte e vari tipi di muschi dai colori policromi in modo da formare un insieme armonioso e naturale.
Si procederà piantando l’albero principale già abbastanza formato, liberando le radici dal terriccio di coltivazione; la pianta deve avere un apparato radicale molto contenuto e forte. Prima di fissare definitivamente l’albero con il filo, va controllata la posizione considerando il fronte, la disposizione delle radici, l’inclinazione, la disposizione dei rami rispetto alla parete rocciosa, più altri elementi secondari, comunque facilmente modificabili.

La pianta presa in esame per questo ishi-zuki è un piccolo larice, mentre la pietra è pura dolomia che ben rappresenta un picco dolomitico.
Si è scelto un vaso basso ovale dove appoggiare la pietra, e poiché ha un aspetto verticale è stato necessario ancorarla per non farla cadere.
Questo ishi-zuki ebbe inizio il mese di ottobre del 2013, e con l’aiuto di mia moglie Haina l’abbiamo portato a termine.
Dopo un paio d’anni, lasciato libero di vegetare, in questi giorni di novembre l’ho ripreso per risistemare alcuni rametti, poiché nel frattempo si è ben consolidato sulla roccia.
Vediamo alcune immagini del primo step del 2013, ed altre nel 2015.
Buona visione da Armando e Haina.

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Pino mugo diviso in due mediante la separazione delle radici lavorato alla Giareda.

Pino mugo diviso in due mediante la separazione delle radici lavorato alla Giareda.
Testo e foto di Armando Dal Col

Settembre 2015 dimostrazine alla Giareda di Reggio Emilia (25)

Vale la pena riprendere questo post per seguirne l’evoluzione di uno dei due pini separati alla base della pianta madre, lavorato alla Giareda il 6 settembre 2015.
La storia di questo pino mugo è piuttosto recente, e quello che lo caratterizza sono le due forze opposte. Infatti, alla base del tronco sembra che si siano unite due piante, una con un unico tronco tendenzialmente prostrato munito di un palco terminale a “cuscino”, mentre l’altra si suddivide in più tronchi muovendosi in direzione opposta. Utilizzando tutta la pianta diventerebbe necessario selezionare dei rami per creare un Bonsai credibile ma anche contenuto, e questo farebbe cadere la scelta su una o l’altra direzione, sacrificando così dei rami importanti. L’idea nata fin dall’inizio era concentrata sulla possibilità di dividere il pino mugo alla base ottenendo due piante, e questo naturalmente senza pregiudicare la vita di entrambe. Ma le azioni da fare non sono così semplici come le idee, poiché dividere la pianta significa correre dei seri rischi per la sopravvivenza della stessa. Questo problema è stato affrontato anticipando il rinvaso del pino mugo prima che producesse troppe radici che avrebbero aumentato la difficoltà nel separarle. Infatti, dopo la rimozione della pianta dal grande vaso in cui era stato inserito due anni prima nel post espianto, Haina ed io ci siamo messi all’opera controllando meticolosamente l’apparato radicale e la sua possibilità nel dividere la pianta. Una grossa radice avvolgeva la base del ramo prostrato interessante, il quale era ancorato a sua volta con una robusta radice alla base dell’arbusto. Trepidanti e fiduciosi ci siamo messi all’opera per cercare di separare la pianta, ponendo la massima attenzione che entrambe fossero munite di sufficienti radici. E così avvenne!
Ed ora la parola alle immagini.

Pino mugo visto nel 2011, è stata parzialmente coperta la base della pianta per ridurre il quantitativo d’acqua a causa delle frequenti precipitazioni piovose.

Foto prima del rinvaso. Pino mugo fotografato in agosto del 2012 ad avvenuto attecchimento. Sono visibili dei robusti tiranti a vite per avvicinare due grossi rami.

Foto prima del rinvaso. La base del pino mugo offre la possibilità di dividere la pianta utilizzando due entità distinte.

Foto prima del rinvaso. La pianta vista nella sua interezza.
Foto 1. 15 aprile 2013, la pianta è stata svasata dal grande vaso che l’ospitava. Si notano delleradici sottili nella circonferenza perimetrale del substrato.

In questa immagine si ha la netta sensazione delle due forze opposte che esprime questo pino mugo.

L’immagine della pianta vista in questa angolazione non lascia dubbi, quale parte andrebbe rimossa tenendola integra?

La pianta madre si è “slegata” del figlio rimasto troppo a lungo avvinghiato. Ora è cresciuto sufficientemente per avere una vita autonoma.

La pianta è stata capovolta e appoggiata momentaneamente sul vaso per agevolare le infiltrazioni con ormoni fito radicanti, iniettati lungo l’asse della radice

Terminato il rinvaso, ho dovuto puntellare il tronco nella posizione desiderata. In questa immagine la contro conicità del tronco è assente, e questo sarà sicuramente il fronte più appropriato per il futuro Bonsai.

Ed ora alcune immagini della lavorazione del pino mugo che Haina ed io, abbiamo eseguito domenica 6 settembre alla Giareda di Reggio Emilia in occasione della mostra nazionale di Bonsai e Suiseki nella competizione Istruttori a confronto.
Enjoy

Mugo dal tronco doppio alla base (1)

Separazione delle radici del pino mugo (2)

Separazione delle radici del pino mugo (8)

Separazione delle radici del pino mugo (11)

Separazione delle radici del pino mugo (16)

Separazione delle radici del pino mugo (17)

Settembre 2015 dimostrazine alla Giareda di Reggio Emilia (1)

Settembre 2015 dimostrazine alla Giareda di Reggio Emilia (2)

Settembre 2015 dimostrazine alla Giareda di Reggio Emilia (3)

Settembre 2015 dimostrazine alla Giareda di Reggio Emilia (4)

Settembre 2015 dimostrazine alla Giareda di Reggio Emilia (5)

Settembre 2015 dimostrazine alla Giareda di Reggio Emilia (6)

Settembre 2015 dimostrazine alla Giareda di Reggio Emilia (7)

Settembre 2015 dimostrazine alla Giareda di Reggio Emilia (8)

Settembre 2015 dimostrazine alla Giareda di Reggio Emilia (9)

Settembre 2015 dimostrazine alla Giareda di Reggio Emilia (10)

Settembre 2015 dimostrazine alla Giareda di Reggio Emilia (11)

Settembre 2015 dimostrazine alla Giareda di Reggio Emilia (12)

Settembre 2015 dimostrazine alla Giareda di Reggio Emilia (13)

Settembre 2015 dimostrazine alla Giareda di Reggio Emilia (14)

Settembre 2015 dimostrazine alla Giareda di Reggio Emilia (15)

Settembre 2015 dimostrazine alla Giareda di Reggio Emilia (16)

Settembre 2015 dimostrazine alla Giareda di Reggio Emilia (17)

Settembre 2015 dimostrazine alla Giareda di Reggio Emilia (18)

Settembre 2015 dimostrazine alla Giareda di Reggio Emilia (19)

Settembre 2015 dimostrazine alla Giareda di Reggio Emilia (20)

Settembre 2015 dimostrazine alla Giareda di Reggio Emilia (21)

Settembre 2015 dimostrazine alla Giareda di Reggio Emilia (22)

Settembre 2015 dimostrazine alla Giareda di Reggio Emilia (23)

Settembre 2015 dimostrazine alla Giareda di Reggio Emilia (24)

Settembre 2015 dimostrazine alla Giareda di Reggio Emilia (25)

Settembre 2015 dimostrazine alla Giareda di Reggio Emilia (26)

Settembre 2015 dimostrazine alla Giareda di Reggio Emilia (27)

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Margotte di Acero tridente nelle fasi pre e post separazione.

Margotte di Acero tridente nelle fasi pre e post separazione.

Queste margotte sono state preparate per un periodo di tre anni da piccoli rami che uscivano dal tronco dell’acero. La ramificazione compatta e piacevole alla vista dava la sensazione di vedere in questi rametti degli pseudo alberelli. Ecco perché in gennaio di quest’anno 2015 decisi di praticare la margotta ai rami. La difficoltà di margottare il tronchetto alla base era piuttosto difficoltosa in quanto non c’era lo spazio necessario per praticarla con la solita tecnica a “caramella”, ecco perché ho scelto la tecnica del passante utilizzando delle giovani piantine fatte da seme.
A fine agosto e cioè oggi 27.08- 2015, delle cinque margotte che feci in gennaio, ben quattro erano pronte per la separazione. Vediamo alcune fasi della lavorazione con l’avvenuta separazione delle 4 margotte.
Enjoy!

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