Pino mugo uscito dal coma dopo sei anni, modellato come un “Trophaeum Cervidae”.

Pino mugo  uscito dal coma  dopo  sei  anni, modellato come un “Trophaeum   Cervidae”.

                               A cura di Armando e Haina Dal Col.

Questo pino mugo lo raccolsi nella primavera del 2013, ma poiché non era molto in forma non avevo la certezza di poterlo salvare, ma la speranza è l’ultima a morire!

Pino mugo modellato come un Trophaeum Cervidae.

La pianta presentava tre rami vivi con dei rametti morti, dovuti sicuramente alle sue condizioni di vita. Naturalmente utilizzai degli ormoni radicanti liquidi che iniettai alla base delle radici, con l’intento di far sviluppare nuovi capillari; oltre a questi, immersi la pianta   in una tinozza con acidi umici fulvici disciolti nell’acqua, riutilizzandoli successivamente per altre piante; il mugo lo trasferii in un vaso di coltivazione con pomice pura.

Passata l’estate dello stesso anno, il ramo apicale più importante cominciava a perdere vigore, e con l’arrivo della primavera successiva cessò di vivere! Amarezze e delusioni sono sempre presenti, ma questo non ci deve scoraggiare; infatti, il pino mugo aveva ancora due rami vivi! ma le gemme apicali di entrambi rimanevano inattive; il pino mugo era entrato in coma!

L’anno successivo, e siamo nel 2015, anche il secondo ramo apicale a poco a poco esaurì le forze che non gli permisero di superare l’estate, e anche questo ramo si seccò.

Ormai il pino mugo conservava il solo ramo basso con una biforcazione iniziale e con pochissima vegetazione per niente vigorosa, comunque se pur malconcio superò l’inverno mantenendo gli aghi verdi.

Quando ne parlai al Dr Simone Barani della Geosism, inviandogli anche delle foto per monitorare la situazione del pino mugo, si offrì di regalarmi una boccetta di micorrize da somministrare all’apparato radicale della pianta, che applicai subito nella primavera del 2016 al ritorno di Arco Bonsai, per ripeterla in autunno. Nell’occasione, rimossi il pino mugo dal vaso per poter ricontrollare l’apparato radicale, liberandolo parzialmente dalla pomice, nebulizzando le micorrize direttamente a contatto delle poche radici rimaste vive. Nel rinvaso del pino mugo, aggiunsi un 30%  di  zeolite  miscelandola alla stessa pomice.  Al risveglio della primavera del 2017,  la pianta con l’unico ramo rimasto vivo  era sempre nelle stesse condizioni. Continuai a somministrare le micorrize nel substrato, un paio di volte in primavera e un’altra in autunno, sperando in una sua ripresa. Riuscì a superare l’estate, anche se le gemme apicali non avevano energie per svilupparsi. La maggiore difficoltà che incontrava il pino mugo era quella di far asciugare le radici!

Con l’arrivo della primavera 2018, la situazione non era cambiata; gli aghi apicali che formano una specie di rosetta continuavano comunque a essere verdi, e con l’arrivo dell’autunno gli aghi erano diventati turgidi e di un bel colore verde, era un segno di incoraggiamento.

Le caratteristiche principali della pianta al momento, erano stranamente i rami morti -volutamente lasciati-, poichè la mia idea fu quella di creare una scultura vivente, identificabile con un trofeo di un austero maschio di cervo.

Siamo nel mese di gennaio 2019;  le temperature sono scese di alcuni gradi sotto lo zero. Bagnai abbondantemente il substrato del pino mugo affinchè  gelasse completamente, questo per poter operare con le frese elettriche.  Le basse temperature avevano creato un blocco unico del substrato, ciò mi ha permesso di  privare tronco e rami morti della corteccia, evitando così di creare delle vibrazioni che avrebbero potuto danneggiare i delicati capillari. Questo è stato possibile anche grazie al prezioso aiuto di mia moglie Haina, e sulle parti più difficili siamo ricorsi all’ausilio di bisturi e coltelli. Dopo la modellatura parziale, è stato applicato il liquido  di polisolfuro di calcio per jin, al fine di rendere più drammatica la parte scultorea, e com’era nelle mie intenzioni, ho cercato di  simulare  con il tronco morto e i rami denudati,  l’immagine virtuale del trofeo di un vecchio maschio di cervo!

Le somministrazioni annuali delle micorrize in questi due anni, con l’aggiunta di acidi umici liquidi, hanno aiutato a mantenere gli aghi turgidi, ma sarà solo con la stagione vegetativa del 2019 che si avrà la certezza di vedere se la pianta ce la farà a sviluppare le gemme apicali.

Marzo 2019,  malgrado la stagione invernale sia trascorsa con temperature “del Mezzogiorno”, il pino mugo ha ancora le gemme apicali ferme. Ciò nonostante decisi di rinvasare la pianta in un contenitore più “accattivante” rispetto a quello di plastica. Questo ci permise di controllare tutte le esigue radici, sottilissime ma comunque vitali. Certamente l’abbondanza di zeolite di sottile granulometria aggiunta al substrato aveva condizionato uno sviluppo di radici sottili, ma ora nel fondo del nuovo vaso dove poggeranno le radici, ho inserito della pomice micorizzata di granulometria superiore, tenuta separata dai precedenti rinvasi di conifere. Quando le radici si svilupperanno nel corso della stagione vegetativa, aumenteranno sicuramente il loro spessore.

Nel togliere tutto il substrato dalle radici del pino mugo, ho potuto perfezionare anche la base del tronco, prima completamente immersa nel terriccio. Questo mi ha permesso di ridurre parte  dei monconi delle vecchie radici primitive ormai morte, facilitando l’inserimento della pianta nel pregevole vaso artigianale  “Fior di loto”, creato anni fa da Mario Remeggio.

Fu solo con l’inizio del mese di maggio che le gemme apicali iniziarono a gonfiarsi, era il segno tanto atteso, desiderato e sperato, anche se in realtà, le candele a fine mese erano rimaste tali e quali. Le alte temperature estive  avevano raggiunto i 35, 38° gradi di caldo durante il giorno, ciò nonostante gli aghi   e le gemme della pianta continuavano a rimanere vitali.  Fortunatamente, osservando le gemme apicali dei rametti vivi,  evidenziano una discreta vigoria, e con le due immagini del 12 luglio, si notano bene le nuove gemme apicali ben distinte e lucide. Certamente non bisogna abbassare la guardia, saranno necessari ancora due tre anni di coltivazione mirata per avere l’infittimento di nuove gemme nei rametti secondari e terziari, raggiungendo l’immagine di una pianta sana e vigorosa come un Bonsai di altissimo livello artistico.

Ritornando sulle condizioni di vita di questa pianta dopo il periodo estivo del 2019, Il pino mugo, in un flebile palpito di vita, sembrava essere uscito finalmente dal coma,  dopo ben sei anni di morte apparente!

Nell’autunno del 2019 ho modellato anche le parti vive della pianta, riconducendole in un triangolo scaleno, con l’intento di simulare la “testa” del cervo con il suo imponente trofeo.

Nel mese di luglio del 2021, rami e rametti del pino mugo sono sempre più vigorosi, in forte contrasto con le parti morte di questo “Trofeus Cervide”!

La  sequenza delle immagini,  sarà maggiore durante  i due anni in cui sono state somministrate le micorrize  con l’aggiunta della zeolite, questo per monitorare i possibili sviluppi positivi.

Enjoy!

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