Archivi categoria: Bonsai tecniche sofisticate

Nella categoria Bonsai tecniche sofisticate troveranno posto delle lavorazioni sia su piante “vergini”, sia su Bonsai che hanno necessità di un “Restyling”.
In questa sezione inoltre si potrà assistere a delle tecniche sofisticate non molto semplici, ma di possibile attuazione. A presto,
Armando e Haina Dal Col

Rinvasato il bosco di larici dopo oltre 40 anni.

In questo video nel mio giardino si assisterà anche al rinvaso di un grande bosco di larici, il quale era stato realizzato in una lastra di pietra nel 1975, e da allora non era mai stato rinvasato.
Questa operazione si era resa necessaria in quanto avevo deciso di sostituire la lastra, con una più grande sempre di pietra.
Naturalmente si vedranno anche alcuni bonsai, giusto per rendere la visione più piacevole.
Buona visione.

UN FAGGIO DENOMINATO “La Ballerina”.

UN FAGGIO DENOMINATO “La Ballerina”.

Raccolsi questo giovane faggio nel 1995 in un pascolo montano. La pianta era piccolina ma con un tronco piuttosto sinuoso. Per diversi anni il faggio non ricevette un’impostazione vera e propria, se non quella di farlo sviluppare il più possibile avendo cura di evidenziare maggiormente il tronco nella sua forma sinuosa. All’inizio lo trapiantai in una cassetta di polistirolo, trasferendolo successivamente in un vaso di plastica. Dopo alcuni anni decisi di accentuare le curve del tronco facendo sviluppare le branche in corrispondenza delle curve, aiutandomi in questo applicando filo e tiranti. Mi accorsi che alla base del tronco c’erano le tracce di segatura. A questo punto capii subito che si trattava del famigerato rodilegno, come il Cossus cossus oppure la Zeuzera pyrina L. Le uova vengono deposte in prossimità di lesioni della corteccia, le larve scavano gallerie nei germogli e nella zona midollare dei rami che deperiscono per effetto degli scavi. Infilai nel forellino un filo di ferro cercando di raggiungere il rodilegno senza però riuscirci. Infatti, la galleria era piuttosto sinuosa, decisi perciò di usare un coltellino per togliere la porzione di legno seguendone il percorso, fino a raggiungere il lepidottero, neutralizzandolo! Lo scavo era piuttosto profondo in rapporto al diametro del tronco. Con il passare degli anni comunque le dimensioni del tronco aumentarono grazie alle voluminose fronde che lasciai a tale scopo.
Nel novembre del 2012 decisi che era giunto il tempo di alleggerire la ramificazione troppo voluminosa rispetto al tronco, accentuando il movimento dei rami e rametti seguendo la forma sinuosa del tronco come se fosse una ballerina, ripresa in una danza sfrenata del ballo del Twist. Ecco spiegato anche il nome dato a questo faggio:
Twister wind, ossia pianta dal tronco sinuoso contorto dalla ramificazione “ventosa”.
Nel mese di marzo del 2013 eseguii il rinvaso, trasferendo il faggio in un vaso giapponese basso e ovale, poiché ben si adattava alle forme sinuose della pianta.
Ma per vedere il faggio “ben vestito”, dovetti attendere gli inizi del mese di maggio per poterlo ammirare in tutta la sua bellezza, e son proprio le ultime due foto che lo ritraggono nell’alcova appositamente creata per fotografare i Bonsai.
E ora vediamo alcune immagini.

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Lonicera pileata, secondo step.

Lonicera pileata potatura del secondo step.
Sotto il link del primo step.

Lonicera pileata rimossa dal giardino per farne un Bonsai.

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29 aprile 2017. Dopo aver fatto l’espianto lo scorso settembre della Lonicera dalla mia collina, la pianta ha superato anche questo pazzo inverno rigido, terribilmente asciutto e ventoso; inoltre ha superato una primavera insolita con gelate tardive che hanno danneggiato alcuni bonsai dalle delicate foglioline ancora eccessivamente giovani. La lonicera invece non ha subìto alcun danno ed ha germogliato generosamente.
Ora Haina ed io abbiamo ripreso per mano la pianta per effettuare un secondo step di potatura di contenimento. Certamente gli interventi dovranno prolungarsi nel corso dell’anno per perfezionare questo step, ma comunque già dà l’idea di come sarà questo futuro bonsai.

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Visita del Club di Conegliano

Giardino Museo Bonsai della Serenità di Armando Dal Col

Ottimizzato il video in diretta pubblicato qualche giorno fà, nel giardino di Armando Haina Dal Col buona visione!

Posted by Bonsai Conegliano on Tuesday, April 18, 2017

Giardino Museo Bonsai della Serenità di Armando Dal Col

Ottimizzato il video in diretta pubblicato qualche giorno fà, nel giardino di Armando Haina Dal Col buona visione!

Posted by Bonsai Conegliano on Tuesday, April 18, 2017

BONSAI D’AVANGUARDIA, PINO MUGO MODELLATO NELLO STILE FUKINAGASHI-BUNJIN

BONSAI D’AVANGUARDIA, PINO MUGO MODELLATO NELLO STILE FUKINAGASHI-BUNJIN
A cura di Armando e Haina Dal Col

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Quando vidi questo vecchio pino mugo “adagiato” sulla nuda roccia pensai subito che sarebbe stato bello vederlo in un vaso bonsai. Il tronco sembrava essersi suddiviso in più tronchi esili e sinuosi, ed è per questo che lo immaginai subito proiettato verso lo stile ventoso.La raccolta avvenne con non poche difficoltà e le poche radici salvate avrebbero dovuto alimentare tutti i tronchi ramificati. Infatti, a distanza di tre anni purtroppo alcune radici primarie perirono, e fu grazie a degli ormoni iniettati alla base del tronco che se ne formavano delle nuove simili a dei grossi spaghetti.
Ed ora una breve descrizione di come dovrebbe essere questo stile: il Bonsai nello stile ventoso o “Fukinagashi” è senza dubbio una delle più drammatiche rappresentazioni della natura, è l’evocazione d’ambienti difficili dove regnano costanti i forti venti tipici delle coste scoscese e in alta quota, dove i tronchi degli alberi assumono forme arcuate, e così sono evidenti dei rami spezzati e parti denudate del tronco.
Ciò che caratterizza questo pino mugo è la sua leggerezza in cui si muove sinuoso come sulle ali di una farfalla. Da qui anche un riferimento allo stile Bunjin. Infatti ciò che lo caratterizza, è l’estrema essenzialità delle branche con il suo tronco multiplo, lungo e sottile che si muove sinuoso e con l’aspetto di un albero vissuto dov’è ben visibile l’annosità della corteccia dei rami in tutta la sua estensione. Le conifere sono sicuramente le più adatte per lo stile Bunjin (Literati), ma ciò non toglie che si possa rappresentarlo anche con altre specie.
Il Literati è uno stile molto raffinato in cui si può “captare” la tecnica, ma non la sua totale padronanza come potrebbe avvenire per gli altri stili, poiché non esistono regole ben precise. Il Bunjin esprime la sensibilità del suo creatore, ci si può appropriare della tecnica, un po’ meno dell’arte…
Ma questo pino mugo per essere valorizzato in tutta la sua bellezza grazie all’abile interpretazione da me eseguita, avrà la necessità di essere rinvasato in un contenitore adatto. Malgrado i diversi vasi che ho a disposizione al momento non ne ho uno adatto, ed è per questo che mi misi all’opera per costruirne uno. Inizialmente, pensai di utilizzare dei rami tortuosi trascinati dalle acque dei torrenti di montagna che avevo raccolto, e questa idea mi piacque.
La primavera avanzata è un bel periodo per cercare dei rami contorti privati dalla corteccia lungo i margini dei torrenti di montagna. Le acque impetuose trascinano a valle piante e rami sradicati e, trovandosi per lunghi periodi nelle gelide acque assumono una consistenza molto dura dall’aspetto osseo. Ed è così che alcuni di questi rami li ho utilizzati per creare un contenitore ramificato fuori dal comune. Desideroso di realizzarlo mi misi al lavoro, ma a mano a mano che l’opera si realizzava, ben presto mi resi conto che il contenitore sarebbe stato troppo grande e pesante, quindi inadatto ad ospitare questa pianta. Merita comunque vederlo realizzato, in quanto lo utilizzerò per un’altra pianta adatta. Ma ora passiamo alle immagini della lavorazione del pino mugo. Buona visione!

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Rinvasato la foresta di Larici dopo 40 anni dalla prima impostazione.

Rinvasato la foresta di Larici dopo 40 anni dalla prima impostazione.
Testo e foto di Armando Dal Col

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Il larice è un albero che in condizioni favorevoli può raggiungere i 35/50 metri di altezza ed è molto longevo. La sua caratteristica forma conica e la sua magica veste primaverile verde-mela, e dorata in autunno lo rende immediatamente riconoscibile anche da lontano.
Ho sempre avuto un debole per il larice ed è sicuramente la conifera che amo di più. La veste che il larice assume nel lento fluire delle stagioni mi procura una sensazione piacevole, la stessa sensazione che mi può procurare la ricca fioritura di un Prunus o le foglie sfumate dell’acero.
Nella sequenza delle numerose immagini precedute dalle foto degli anni precedenti, in cui è visibile la crescita degli alberi e la trasformazione dello stile nel lento invecchiamento delle piante, i lettori assisteranno a una lezione quasi dal vero del lavoro svolto, principalmente da Haina. Nella nuova pietra sono state aggiunte tre nuove piante per rendere più armoniosa la foresta, ed è così che la potremo ammirare fino alla ripresa vegetativa del 2015, seguendola con alcune immagini finali fatte nel mese di agosto del 2016.
Enjoy!
Foto 1, Ottobre 1975, si inizia la fase della creazione della forestina di larici in una lastra di pietra, scegliendo alcune piante fatte da seme nate nel 1960, più altre diverse per altezza ed età fra quelle coltivate singolarmente in cassette di polistirolo.
Foto 2, durante le mie escursioni in montagna avevo raccolto qualche piantina di larice ormai morta e priva di corteccia, mettendo a nudo la scheletricità del tronco dovuta all’azione del vento e della neve. Alcuni di questi “alberetti” verranno in seguito utilizzati e inseriti nella foresta, simulando così un aspetto più vecchio, naturale e selvaggio.
Foto 3, creazione del perimetro della pietra con un cordone di terriccio umifero e argilloso, il quale avrà il compito di trattenere l’acqua ostacolando il dilavamento del terreno al completamento della forestina.
Foto 4, Aprile 1980. Alcune piante viste all’inizio non erano state utilizzate, in quanto erano ritenute troppo ingombranti, infatti saranno utilizzate singolarmente nel percorso Bonsai.
Foto 5, Aprile 1983, la forestina si è consolidata e incomincia ad assumere le sembianze di una scena naturale con il suo paesaggio.

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Rosa polyantha monpetit in vaso dal 1958. 1958, ottobre 2016.

Rosa polyantha monpetit in vaso dal 1958.
1958, ottobre 2016.

Nella primavera del 1958 acquistai questo rosaio in un mercato e lo trapiantai in un vaso di cotto. Da allora questa rosa polyantha è sempre stata coltivata in vaso, sostituendolo più volte nel corso dei decenni fino a meritarsi un vaso Bonsai dall’aspetto gradevole. Forse non potrà essere considerata un Bonsai questa rosa, poichè non mantiene l’impostazione della ramificazione vecchia per diversi anni, germogliando più facilmente alla base del ceppo. Il tronco principale, con i decenni di coltivazione è rimasto privo di vitalità, il rosaio continua comunque a germogliare e a fiorire. E qui lo ammiriamo in fioritura nel mese di ottobre 2016, dopo aver effettuato l’ennesimo rinvaso.

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Lonicera pileata rimossa dal giardino per farne un Bonsai.

Lonicera pileata rimossa dal giardino per farne un Bonsai.
Primo step eseguito il 23 settembre 2016.

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La Lonicera Pileata è un arbusto sempreverde di origine cinese, basso e frondoso, con foglie strette verde scuro e lucide.
Produce in tarda primavera piccolissimi fiori verde-gialli che, se vengono fecondati dalle api, danno luogo a delle bacche lucide blu-violacee di un bel effetto.
Questo arbusto di Lonicera mi fu donato alcuni anni fa da un amico di Sassuolo, e all’epoca lo trapiantai in piena terra sulla collina.
Saltuariamente veniva potato per ridurne le dimensioni, e poiché la base dell’arbusto si era fatta piuttosto interessante, in data odierna del 23 settembre 2016 ho deciso di estirparlo per farne un Bonsai.
Le radici si erano infiltrate in profondità, per cui ho dovuto fare uno scavo piuttosto profondo per liberare l’arbusto dalla piena terra.
In queste immagini del primo step seguiremo le lavorazioni fino al rinvaso in un contenitore provvisorio.
La drastica potatura sia alle radici sia alla parte aerea mi ha permesso di collocare la pianta in un vaso di modeste dimensioni. Ora non rimane che attendere la primavera per verificare la buona riuscita delle varie lavorazioni fino alla ripresa vegetativa.
Enjoy!

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Ginepro cinese nello stile Literati

Ginepro cinese da reinterpretare.
A cura di Armando e Haina Dal Col.

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Sabato dieci giugno l’amico Siro è venuto a trovarmi nella tarda mattinata con un suo amico, proponendomi uno scambio del suo ginepro cinese con un mio pino.
Viste le condizioni della pianta ho acconsentito lo scambio, poiché c’era ancora un buon margine per reinterpretare il ginepro, poiché le lavorazioni fatte dal precedente proprietario lasciavano abbastanza desiderare, in particolar modo sulla lavorazione delle parti morte che ritenevo di doverle modificare.
Così nel primo pomeriggio iniziai a modellare le parti morte della pianta e a studiarne la forma per realizzare un piacevole Bunjin.
Fortunatamente il ramo basso che avrebbe voluto eliminare, era stato lasciato libero di vegetare per aiutare a cicatrizzare le vene. Ed è proprio quel ramo che mi aveva convinto di accettare lo scambio.
L’applicazione del filo ai rametti esili lasciai il compito a mia moglie Haina, che terminò il giorno successivo.
La pianta dovrà sicuramente migliorare, ma intanto godiamoci alcune immagini del risultato del nostro lavoro. Enjoy!

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Chinese juniper to be reinterpreted.
Edited by Armando and Haina Dal Col.

Saturday, June 10 the Siro friend came to visit me in the late morning with his friend, he proposed an exchange of his Chinese juniper with my pine.
Given the conditions of the plant I agreed the exchange, since there was still a good margin to reinterpret the juniper, because the processing done by the previous owner left enough desire, particularly on the processing of dead parts that I thought of having to modify.
So in the afternoon I started to model the dead parts of the plant and to study its shape to create a pleasant Bunjin.
Fortunately, the low branch that wanted to eliminate, had been left free to grow to help heal the veins. And it is that branch who had convinced me to accept the exchange.
The application of the wire to the slender twigs left the task to my wife Haina, which ended the following day.
The plant will surely improve, but in the meantime let’s enjoy some of the images result of our work. Enjoy!