Archivi categoria: Bonsai tecniche sofisticate

Nella categoria Bonsai tecniche sofisticate troveranno posto delle lavorazioni sia su piante “vergini”, sia su Bonsai che hanno necessità di un “Restyling”.
In questa sezione inoltre si potrà assistere a delle tecniche sofisticate non molto semplici, ma di possibile attuazione. A presto,
Armando e Haina Dal Col

Traduzione dal certificato- pergamena datami in lingua giapponese.

Traduzione dal certificato- pergamena datami in lingua giapponese.

Faggio di Armando Dal Col ITALY. Premio  Eccellenza! Illuminato!

L’Italia è grande. L’organizzazione della Japan Bonsai Association Kukai ha esposto alla mostra mondiale Bonsai Mizuishi il tuo Faggio; ha aggiunto brillantezza a questa mostra con questa pianta eccellente,

quindi mi illumino!

Esposto alla mostra Bonsai JAPAN NIHONBON il 27 aprile 1986. Giudizio dei Maestri: Eccellente! Illuminato!

Shuitsu-sho, Armand Dal Col Italy, Dolomiti.

27 Aprile 1986, Nippon Bonsai Association.

L’INCREDIBILE EVOLUZIONE DI UN CEPPO DI CORNIOLO, CONSIDERATO IL MIGLIORE BONSAI D’EUROPA.

L’INCREDIBILE EVOLUZIONE DI UN CEPPO DI CORNIOLO, CONSIDERATO IL MIGLIORE BONSAI D’EUROPA.

CORNUS  MAS  (CORNIOLO) BREVE DESCRIZIONE  E  SCHEDA  TECNICA

                         Testo e foto  di Armando e Haina Dal Col

Il Corniolo è un alberello dal piacevole aspetto che può raggiungere i 4-7 m di altezza. Ha il pregio di fiorire prestissimo coprendo i rami ancora spogli  con una miriade di fiorellini gialli, e grazie a questa sua caratteristica, è facilmente individuabile anche da lontano  fra la macchia arbustiva, altrimenti più difficile da riconoscere per chi non ha una certa conoscenza delle piante. Colonizza i boschi di pianura e di collina dell’Italia centrale e settentrionale, privilegiando  le zone calcaree dell’Europa centrale e sud-orientale. Prospera bene su terreni sciolti, argillosi e moderatamente umidi. Il legno del corniolo è molto duro, difficile da piegare.

Le foglie sono caduche, opposte a due a due ai nodi dei rami, di forma ellittico-ovale con apice molto acuminato, lunghe 5-7 cm con margine intero e superficie lievemente tomentosa.

I fiori, di colore giallo oro, hanno 4 petali e sono riuniti in corimbi semplici, cinti da 4 brattee molto più brevi e di colore giallo-verdognolo; sono opposti e inseriti lungo i rami, e compaiono molto precocemente prima dell’emissione delle foglie, già in febbraio-marzo.

Il frutto è una drupa ovale di colore rosso brillante, lunga fino a due cm, edule, astringente e leggermente acidula anche a maturità raggiunta, ma veramente buona quando cade naturalmente dai rami. Il frutto è provvisto di un lungo picciolo simile alle ciliegie.

Il Corniolo fa parte di quelle specie arboree a lento sviluppo, raggiungendo età plurisecolari. In esemplari annosi, il tronco appare nodoso e talvolta gibboso, con la corteccia che tendo a sfaldarsi, mettendo a nudo ampie chiazze. La difficoltà maggiore che incontra il corniolo, sta nello sviluppare un singolo tronco, robusto e con ramificazioni basse; infatti, predilige forme arbustive piuttosto disordinate.

Il suo legno è durissimo, e come dice un vecchio detto bellunese: “Te se duro come an Cornoler”, per indicare una persona dura di comprensione!

POTATURA DEI RAMI E DEI GERMOGLI.

La potatura dei rami di formazione alla struttura dell’albero,  andrebbe eseguita subito dopo la fioritura, accorciando le branche in relazione al disegno programmato.

Potare  i germogli che si sono allungati a fine maggio aumentando il numero dei rametti secondari e terziari, lasciando due-tre coppie di gemme in ognuno di loro. I rametti lasciati corti lignificheranno velocemente, e già in luglio-agosto inizieranno a formarsi le gemme da fiore. Se necessario, a fine settembre si procederà a un’ulteriore potatura dei germogli.  Andranno eliminati, nel frattempo, i succhioni al loro apparire, poiché sottraggono molte energie alla pianta. I succhioni, infatti, si sviluppano  vigorosi in verticale, e non portano gemme da fiore, per cui possono essere considerati dei parassiti vegetali. Naturalmente, se la base del tronco non è abbastanza robusta, e la prima parte del tronco è cilindrica o poco conica, si lasceranno crescere due tre succhioni che crescono alla base del tronco, ciò faciliterà un ingrossamento del tronco e, una volta raggiunta la conicità desiderata andranno eliminati.

    Ed ora una sequenza di immagini di questo secolare corniolo, dopo essere stato espiantato dal luogo di crescita nel marzo del 1992, fino al  suo massimo splendore visto nella primavera del 2018, per rivederlo nell’estate del 2020. Lo seguiremo negli anni nella sua lenta evoluzione, documentata dagli ennesimi rinvasi, fino all’ultimo rinvaso effettuato in febbraio del 2018, trasferendolo  in un  pregevole vaso artigianale smaltato giapponese, fatto da un Maestro di Tokoname, per presentarlo alla mostra internazionale Miyabi Ten,   tenutasi a Castelbrando di Cison di Valmarino, in Italia.

   Enjioy!

THE INCREDIBLE EVOLUTION OF A CORNEL STRAIN, CONSIDERED THE BEST BONSAI IN EUROPE.

THE INCREDIBLE EVOLUTION OF A CORNEL STRAIN, CONSIDERED THE BEST BONSAI IN EUROPE.

CORNUS MAS (CORNIOLO) SHORT DESCRIPTION AND TECHNICAL SHEET

                         Text and photos by Armando and Haina Dal Col

Corniolo is a pleasant-looking sapling that can reach 4-7 m in height. It has the advantage of blooming very early, covering the still bare branches with a myriad of yellow flowers, and thanks to this characteristic, it is easily identifiable even from a distance among the shrub scrub, otherwise more difficult to recognize for those who do not have a certain knowledge of plants. . It colonizes the plain and hill woods of central and northern Italy, favoring the limestone areas of central and south-eastern Europe. It thrives well on loose, clayey and moderately moist soils. Dogwood wood is very hard, difficult to bend.

The leaves are deciduous, opposite two by two at the nodes of the branches, elliptical-oval in shape with very sharp apex, 5-7 cm long with entire margin and slightly tomentose surface.

The golden yellow flowers have 4 petals and are gathered in simple corymbs, surrounded by 4 much shorter bracts and of a greenish-yellow color; they are opposite and inserted along the branches, and appear very early before the leaves are released, already in February-March.

The fruit is an oval drupe of bright red color, up to two cm long, edible, astringent and slightly acidic even when ripe, but really good when it falls naturally from the branches. The fruit has a long petiole similar to cherries.

Dogwood is one of those slow-growing tree species, reaching centuries-old age. In old specimens, the trunk appears gnarled and sometimes humped, with the bark that tends to flake off, exposing large patches. The greatest difficulty encountered by the dogwood lies in developing a single trunk, robust and with low branches; in fact, it prefers rather disordered shrub forms.

Its wood is very hard, and as an old Belluno saying goes: “Te se hard come an Cornoler”, to indicate a hard-to-understand person!

PRUNING OF BRANCHES AND BUDS.

The pruning of the branches forming the structure of the tree should be performed immediately after flowering, shortening the branches in relation to the planned design.

Prune the shoots that have elongated in late May by increasing the number of secondary and tertiary twigs, leaving two or three pairs of buds in each of them. The branches left short will lignify quickly, and already in July-August the flowering buds will begin to form. If necessary, further pruning of the shoots will be carried out at the end of September. In the meantime, the suckers will be eliminated when they appear, as they take away a lot of energy from the plant. The suckers, in fact, develop vigorous vertically, and do not carry flower buds, so they can be considered vegetable parasites. Naturally, if the base of the trunk is not strong enough, and the first part of the trunk is cylindrical or slightly conical, two three suckers will be allowed to grow at the base of the trunk, this will facilitate an enlargement of the trunk and, once the taper is reached. desired will be deleted.

    And now a sequence of images of this centuries-old dogwood, after being explanted from the place of growth in March 1992, to its maximum splendor seen in the spring of 2018, to see it again in the summer of 2020. We will follow it over the years in its slow evolution, documented by the umpteenth repotting, up to the last repotting carried out in February 2018, transferring it to a fine Japanese enameled artisan vase, made by a Tokoname Master, to present it at the Miyabi Ten international exhibition, held in Castelbrando di Cison di Valmarino, in Italy.

   Enjioy!

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L’ECO DEL “PATRIARCA” SUL MONTE POLLINO Haiku e Haibun in prosa, di Armando Dal Col

L’ECO DEL “PATRIARCA” SUL MONTE POLLINO

      Haiku e Haibun in prosa, di Armando Dal Col

Un preambolo per chi non conosce l’Haiku.

HAIKU: RITMI E SILENZI DELLA NATURA.

L’Haiku, genere poetico della letteratura giapponese, ha la forma più concisa che esista: esso consta di tre versi di 5, 7 e 5 sillabe; una brevità quasi epigrammatica che ha il sapore dell’immensità.

L’Haiku è un “detto non-detto”, un sottinteso, ha quasi l’aria di “scusarsi” di esserci, se l’esserci comporti una qualche violenza sull’essere puro.

Per la pecularietà di dire “nulla”, di liberare simboli o metafore, l’haiku possiede il fascino del frammento ed ha il potere di trasmettere sensazioni o emozioni nati da uno stato d’animo. Esso plasma i ritmi delle stagioni, densi ed eterni della natura.

Ho ancora vivo in me l’immagine del “Patriarca”,

il Pino Loricato millenario che vive sul monte Pollino, in Basilicata.

Le sue possenti radici scendono a raggiera sulla parete rocciosa strisciando come serpenti, a tratti in un saliscendi davvero impressionante.

E’ grazie al caro amico Gianni Picella di Bari, e ai nuovi amici incontrati a Castrovillari se ho potuto salire sul Pollino, vedere i vecchi e maestosi Faggi, i Pini loricati, affascinanti ed unici, poiché specie endemica, le cui origini, tuttavia,  appartengono alla Grecia e naturalizzatesi sul monte Pollino, probabilmente ad opera degli uccelli. Ho così potuto toccare con mano e sedermi sopra ad una radice del “Patriarca”, il pino più vecchio d’Italia.

E’ primavera

Le possenti radici

come serpenti

Cielo, sole, terra, roccia, neve e vento caratterizza questo lembo della Basilicata.

Nessun paesaggio è privo di vita, ma ovunque, l’ambiente è minacciato dall’uomo dove si compiono ripetuti atti di tortura.

Sul nostro pianeta, gli alberi e le genti si ergono diritti verso il cielo. Gli alberi portano il fardello del loro crescere, come vecchi maestri, mentre noi apprendiamo.

I Pini loricati del Pollino, con i possenti fusti coperti di grosse squame come il guscio di una tartaruga o di certi scudi antichi, hanno i rami contorti e mutilati, esempi di misteriose forze della natura. Essi sono dei superbi giganti  che colonizzano pareti rocciose e sono lì a sfidare per secoli tormente di neve e ghiaccio, fulmini e saette, temperature estreme, e incendi dolosi provocati dall’uomo…

Solo ricordi

scomparsi negli anni

Luci dell’alba

Il Pino loricato, morendo,  perde la corteccia,  evidenziando i tronchi attorcigliati i quali, sottoposti all’azione continua del vento, assumono una colorazione ossea-argentata, quasi lucente; gli alberi con la loro scheletricità,  appaiono così drammatici e affascinanti.

Tracce di vita

scomparse negli anni

Giunge l’inverno

In una radura, incontrammo dei resti di Pini loricati accasciati al suolo ormai in via di decomposizione, testimoni di lontane ere geologiche.

Un pino al suolo

Di fronte al suo inverno                      

rimango muto

 L’emozione che provai, penetrando in questa sorta di tempio, fu davvero indicibile, e si è colti da un profondo senso di serenità interiore che rende sazi in tutti i sensi.

L’escursione sul Pollino è giunta al termine ed ora è tempo di ritornare a valle. L’atmosfera di questo parco è rarefatta, eterea, e rispettosamente ci allontaniamo quasi in punta di piedi.

Accovacciati

sotto il pino disteso

Giorno di maggio

Armando e Haina all'entrata del giardino Bonsai.

EVOLUZIONE DEL GLICINE PREMIATO IN GIAPPONE.

L’evoluzione del Glicine premiato in Giappone al WBFF  (World Bonsai Friendship Federation) World Bonsai Contest nel 2000,  nel 2004  e nel 2014.

                                        Un allievo mi aveva concesso di margottare una grossa branca del suo vecchio glicine. Le frequenti potature fatte alla pianta, avevano fatto sì che si formassero dei rami robusti e ben ramificati. La margotta era stata fatta nel mese di maggio del 1993; in luglio dello stesso anno aveva già sviluppato numerose radici, tanto da rendere necessario la separazione della margotta.

Dopo queste semplici premesse, vedremo l’evolversi di questo glicine ottenuto da margotta, il quale ha avuto un interessante sviluppo fino ad essere premiato in Giappone dalla Nippon Bonsai Association al World Bonsai Contest nel 2000 e anni successivi.

Ed ora la parola alle immagini del video riprese negli anni, generando poche o molte fioriture, come quelle del 2002, del 2004, e nel 2014 con ben 253 grappoli fioriti, distribuiti omogeneamente in tutti i rami; ed anche nel 2016 con altrettanti grappoli fioriti. Il glicine nella primavera del 2017 non ha prodotto neanche un fiore, e nelle primavere del 2018 e 2019 è apparso solo qualche sporadico grappolo fiorito.

Armando e Haina all'entrata del giardino Bonsai.
Straordinaria fioritura del glicine, una cascata di grappoli fioriti.

Per una visione ottica inventai il Bonsai.

Per una visione ottica inventai il Bonsai.
Infatti, non conoscendolo è come se l’avessi inventato!
Questa è la storia di Armando Dal Col.
Dai semi delle pignette raccolte in autunno del 1958 e seminati nelle cassette di legno della frutta, a degli splendidi bonsai visti nel 2018. 60 anni di vita trascorsi insieme.
Penso non ci sia un’altra persona al mondo che abbia avuto un simile inizio, poiché chiunque si sia avvicinato al Bonsai ha potuto vederlo, magari solo in foto, oppure averne sentito parlare.
Da ragazzo, mi piaceva ammirare gli alberi fioriti in primavera, ed allungando un braccio vedevo l’albero proiettarsi sul palmo della mia mano. E fu così che mi nacque l’idea di creare un albero in miniatura che potesse vivere in una ciotola, da tenere fra le mie mani.
Ma passarono alcuni anni prima che realizzassi questa idea; infatti, terminato il servizio militare, mi ritrovai in uno stato d’animo intriso di malinconia, e l’immagine dell’albero in miniatura da tenere sul palmo della mia mano si riaccese, creando in me un senso di quiete e serenità; e fu così che iniziai l’avventura.
Era l’autunno del 1958 quando andai in montagna a raccogliere delle pigne di conifere di larici, abeti, pini silvestri e pini mughi, poiché era l’ambiente adatto visto da un recente passato militare trascorso nella Brigata Alpina Cadore. E le maestose conifere rappresentavano per me l’albero per eccellenza!

Da una visione onirica di vedere l’albero in miniatura abbarbicato sulla roccia, separando i semi della pignetta di larice che tenevo sul palmo della mia mano nel lontano 1958, e vederlo concretizzato poi negli anni fino a questa mia immagine ripresa nel mese di aprile 2018. 60 anni di vita condivisa con questa mia semplice opera insieme a molte altre!

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Armando nel 1971 con la betulla.

Armando nel 1973 con il famoso pesco che iniziò a modellarlo nel 1963.

Acero palmato di un anno nato nel 1965.

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Lo stesso acero visto nel 2018.
L’acero esposto alla mostra “Fiori d’inverno 2018” all’Abbazia di Rosazzo vicino a Udine.

Uno dei tanti miei aceri fatti da seme esprimono un senso di quiete e serenità.

Ecco il famosissimo Faggio Patriarca campione del mondo in Giappone nel 1986.

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Armando ripreso all’entrata del suo Giardino museo Bonsai della serenità, considerato il Tempio della Storia del Bonsai italiano.

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Nell’autunno del 1958 quando tenni sul palmo della mia mano una pignetta, nella mia mente vedevo materializzarsi una piccola forestina di larici cresciuta in un grande vassoio, e così avvenne. La visione onirica si è materializzata, generando nella primavera del 1960 diverse piantine di larici gemelli in uno spazio veramente ridotto, cercando in seguito di creare l’effetto di un bosco reale. Qui osserviamo una sezione del bosco ripreso nel mese di aprile 2018, 60 anni di vita condivisa quotidianamente! Il Grande Maestro giapponese Saburo Kato quando lo conobbi la prima volta nel 1983 disse la stessa cosa, e questo è il vero spirito del Bonsai!

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La forestina di larici ammirata nella veste magica autunnale, un’emozione unica!

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Molte delle piantine seminate nel 1958 e anni successivi sono qui rappresentate. Questa è una delle vie del Bonsai Do, in cui sono necessarie cure costanti e assidue, doti che pochissimi sanno affrontare con il necessario sacrificio.

Rinvasato il bosco di larici dopo oltre 40 anni.

In questo video nel mio giardino si assisterà anche al rinvaso di un grande bosco di larici, il quale era stato realizzato in una lastra di pietra nel 1975, e da allora non era mai stato rinvasato.
Questa operazione si era resa necessaria in quanto avevo deciso di sostituire la lastra, con una più grande sempre di pietra.
Naturalmente si vedranno anche alcuni bonsai, giusto per rendere la visione più piacevole.
Buona visione.

UN FAGGIO DENOMINATO “La Ballerina”.

UN FAGGIO DENOMINATO “La Ballerina”.

Raccolsi questo giovane faggio nel 1995 in un pascolo montano. La pianta era piccolina ma con un tronco piuttosto sinuoso. Per diversi anni il faggio non ricevette un’impostazione vera e propria, se non quella di farlo sviluppare il più possibile avendo cura di evidenziare maggiormente il tronco nella sua forma sinuosa. All’inizio lo trapiantai in una cassetta di polistirolo, trasferendolo successivamente in un vaso di plastica. Dopo alcuni anni decisi di accentuare le curve del tronco facendo sviluppare le branche in corrispondenza delle curve, aiutandomi in questo applicando filo e tiranti. Mi accorsi che alla base del tronco c’erano le tracce di segatura. A questo punto capii subito che si trattava del famigerato rodilegno, come il Cossus cossus oppure la Zeuzera pyrina L. Le uova vengono deposte in prossimità di lesioni della corteccia, le larve scavano gallerie nei germogli e nella zona midollare dei rami che deperiscono per effetto degli scavi. Infilai nel forellino un filo di ferro cercando di raggiungere il rodilegno senza però riuscirci. Infatti, la galleria era piuttosto sinuosa, decisi perciò di usare un coltellino per togliere la porzione di legno seguendone il percorso, fino a raggiungere il lepidottero, neutralizzandolo! Lo scavo era piuttosto profondo in rapporto al diametro del tronco. Con il passare degli anni comunque le dimensioni del tronco aumentarono grazie alle voluminose fronde che lasciai a tale scopo.
Nel novembre del 2012 decisi che era giunto il tempo di alleggerire la ramificazione troppo voluminosa rispetto al tronco, accentuando il movimento dei rami e rametti seguendo la forma sinuosa del tronco come se fosse una ballerina, ripresa in una danza sfrenata del ballo del Twist. Ecco spiegato anche il nome dato a questo faggio:
Twister wind, ossia pianta dal tronco sinuoso contorto dalla ramificazione “ventosa”.
Nel mese di marzo del 2013 eseguii il rinvaso, trasferendo il faggio in un vaso giapponese basso e ovale, poiché ben si adattava alle forme sinuose della pianta.
Ma per vedere il faggio “ben vestito”, dovetti attendere gli inizi del mese di maggio per poterlo ammirare in tutta la sua bellezza, e son proprio le ultime due foto che lo ritraggono nell’alcova appositamente creata per fotografare i Bonsai.
E ora vediamo alcune immagini.

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